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L’impostazione della Politica Militare per i prossimi cinque anni deve partire dalla presa di coscienza della entità delle minacce dirette e indirette alla sicurezza nazionale, concepire le linee concettuali in sede nazionale e internazionale da seguire per assicurare il contrasto che garantisca la sicurezza, indicare le iniziative da realizzare nei confronti del personale, del funzionamento e dell’ammodernamento dello strumento, definendo le azioni da intraprendere nel campo finanziario, legislativo, organizzativo e procedurale.
Oggi lo stato delle minacce è così caratterizzato: • la minaccia di aggressione dall’esterno condotta da FF.AA. di stati nemici è obiettivamente assai decaduta; • la minaccia di sovvertimento istituzionale e di attacco allo Stato da parte di movimenti sovversivi endogeni si è anche questa molto attenuata; • la minaccia costituita dalla criminalità ha visto invece aumentare in modo esponenziale la sua pericolosità, dando vita ad una vera e propria organizzazione internazionale di criminalità che si è sovrapposta alla microcriminalità locale, rendendo molto più vasto e pericoloso, il traffico di droga, di armi, il contrabbando, la immigrazione illegale etc… . • la minaccia del terrorismo di matrice islamica è emersa con grande virulenza e costituisce oggi la minaccia più pericolosa; • il pericolo della proliferazione nucleare e delle altre armi di distruzione di massa e del loro impiego anche con vettori aerei o missilistici costituisce minaccia di estrema gravità.
A questo si deve aggiungere: l’insorgere di stati di tensione e di conflitti in aree esterne nelle quali può essere opportuno intervenire per mantenere la sicurezza e la stabilità mondiale.
Tale evoluzione della minaccia, ha fatto completamente decadere la concezione della difesa della Patria alla frontiera per proteggere il proprio territorio, il proprio popolo e la propria libertà. Il tipo di minacce da fronteggiare sposta fisicamente la frontiera dal limite geografico a tutto il territorio ed a tutta la società che possono essere in un istante in primissima linea, completamente coinvolti nell’offesa, ciascuno: territorio e società, in una qualsiasi parte di se stesso. Questo grande cambiamento determina una autentica rivoluzione nella strategia e nella tattica per l’azione di contrasto.
Si deve realizzare la sinergia delle potenzialità di tutte le forze del comparto Difesa e Sicurezza, e si deve adattare lo strumento operativo alle esigenze reali per contrastare il nuovo tipo di minacce.
In sede internazionale
Dal momento che le origini della minaccia terroristica, della proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei conflitti d’area, si possono considerare allargate a tutto il mondo, è necessario prevedere una risposta sul piano globale condotta unitariamente dalle grandi organizzazioni per la sicurezza di cui l’Italia fa parte (quali la NATO e l’UE) sempre sotto l’egida delle NU. Pertanto la politica militare italiana in sede internazionale, deve nel prossimo quinquennio proseguire l’impegno nei confronti dell’ONU, della NATO e della UE che ha caratterizzato i 5 anni di governo della CdL e che ha assicurato all’Italia, con le operazioni di pace, grande prestigio sul piano internazionale e grandi ritorni sul piano etico e di gratitudine da parte delle popolazioni assistite. In termini propositivi e di azione diplomatica l’impegno italiano deve concentrarsi: in Europa per l’accelerazione del processo realizzativo della Politica Europea di Difesa e Sicurezza e nel Mediterraneo per la realizzazione del 1° punto della Conferenza di Barcellona per la stabilità e sicurezza e dell’iniziativa della NATO per la “partnership per la pace” nel Mediterraneo.
L’Italia deve continuare la sua azione trainante verso la realizzazione di una comune politica estera e di difesa europea e nel contempo deve svolgere un ruolo ancora più spinto per una politica di sicurezza mediterranea che realizzi un autentico partenariato per la pace con la partecipazione di tutti gli Stati rivieraschi. Tutto questo perseguendo con forza una sempre maggior integrazione tra NATO ed UE.
Questi, per chiare ragioni geopolitiche, sono i pilastri sui quali basare la politica militare dell’Italia in stretta connessione con la politica estera. In questo contesto si debbono: - proseguire tutte le operazioni di pace in corso sino alla pacificazione delle zone interessate; - confermare tutti gli impegni assunti in Europa (Helsinki Headline goal, Agenzia Difesa, EU battle groups) con la NATO (contributi interforze via via concordati), con l’ONU (1500 uomini e mezzi in ambito stand by arrangements). Nel contempo vanno consolidate le strutture operative multinazionali: EUROFOR ed EUROMARFOR (con Francia, Spagna, Portogallo); MLF (con Ungheria e Slovenia); SIAF (con la Spagna); MPFSEE (con Albania, FYROM, Bulgaria, Grecia, Turchia e Romania); EUROGENDFOR (con Francia, Portogallo, Spagna e Olanda), e si dovrà dar vita ad altre strutture operative di sicurezza con il coinvolgimento dei paesi africani ed asiatici compresi nell’area del Mediterraneo allargato.
In ambito nazionale
Il concetto di base è quello di continuare il continuo e progressivo adeguamento dello strumento militare per renderlo capace di affrontare con successo le nuove minacce e i nuovi impegni prima indicati. In tale quadro si dovrà: - aumentare fortemente la capacità dell’intelligence, essenziale per prevenire attacchi terroristici; - rinforzare il controllo dello spazio aereo e le capacità di difesa antiaerea e soprattutto antimissile per neutralizzare attacchi con armi di distruzione di massa; - aumentare la disponibilità di forze speciali specie con capacità antiterroristica; - potenziare le capacità di difesa nucleare, biologica, chimica e radiologica; - realizzare progressivamente la integrazione operativa delle Forze Armate con le Forze di Polizia per la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata (immigrazione selvaggia, traffico d’armi), alla proliferazione di armi di distruzione di massa, per ottenere la sinergia di tutte le risorse disponibili.
Al fine di riconoscere i GIUSTI DIRITTI DEL PERSONALE DELLA DIFESA, le iniziative da realizzare prevedono: - la definitiva realizzazione del riordino, bilanciato ed omogeneizzato, delle forze armate e delle forze di polizia completando con decreti ad hoc per ciascuna categoria quanto stabilito dalla legge approvata durante l’ultima legislatura; - assicurare al personale una preparazione esauriente per garantire una elevata professionalità; - assicurare a tutti gli operatori della difesa volontari una prospettiva di lavoro a tempo indeterminato; - migliorare le condizioni e le qualità della vita del personale nelle sedi stanziali di lavoro; - facilitare con la disponibilità di un fondo di rotazione, anticipi sulla liquidazione e cessioni del quinto dello stipendio, la costruzione della prima casa per il personale anche attraverso operazioni di project financing. Per una più incisiva e giusta politica degli alloggi seguiremo la linea programmatica tratteggiata in allegato; - continuare l’azione di miglioramento del trattamento economico già iniziata in modo sensibile nella passata legislatura; - approvare nuova legge per rendere l’azione degli organismi di rappresentanza sempre più utile ed incisiva nell’esplicazione della loro attività; - includere la indennità operativa nel computo della buonuscita; - completare l’organico previsto per il personale civile, anche mediante l’impiego del personale interno riqualificato; - individuare previdenze e facilitazioni per le famiglie del personale militare e civile, specie in occasione di trasferimenti; - adeguare alla realtà moderna la legislazione penale militare; - approvare la legge istitutiva dell’Ordine del Tricolore che prevede il titolo di Cavaliere della Patria per tutti coloro che hanno combattuto nella seconda Guerra Mondiale.
Per garantire un MIGLIORE FUNZIONAMENTO dell’apparato della difesa intendiamo: - semplificare le procedure e completare la informatizzazione; - spingere l’integrazione interforze; - accentrare e unificare attività logistico/amministrative; - chiudere enti inutili e dismettere beni immobili non più utilizzabili; - garantire le risorse essenziali per l’attività di formazione, addestrativa e di mantenimento dei mezzi e dei sistemi.
PER L’AMMODERNAMENTO dei mezzi e degli equipaggiamenti intendiamo: - portare a termine i grandi programmi relativi ai sistemi d’arma già in corso; - incrementare e sostenere con maggiori risorse i programmi di modernizzazione degli equipaggiamenti e dei sistemi d’arma e protezione terrestri, per garantire alle nostre forze capacità operativa e sicurezza nella lotta al terrorismo e interoperabilità in ambito UE e NATO nelle operazioni internazionali; - potenziare la ricerca per mantenere e incrementare il livello di conoscenza tecnologica della nostra industria e consentirle la produzione di sistemi avanzati.
Naturalmente per poter svolgere tutti i suddetti compiti, occorre disporre di adeguate risorse che non sono legate al singolo esercizio finanziario o ad una ben definita scelta di un sistema, bensì ad una prospettiva di lungo termine. Infatti il mantenimento di “standard” e di livelli qualitativi paragonabili a quelle dei principali paesi europei (Regno Unito, Francia e Germania che destinano alla Difesa dall’1,8 al 2,5% del prodotto interno lordo) è di importanza vitale per la sopravvivenza delle nostre Forze Armate. Si rende, quindi, necessaria una decisione coraggiosa da inserire, con carattere di priorità, nel programma di governo e cioè di arrivare gradualmente nel corso della legislatura al rapporto di 1,5% rispetto al PIL delle spese per la funzione difesa.
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